venerdì 19 dicembre 2008

Su Patriotu Sardu a sos feuderatarius

dae Frantziscu Ignatziu Mannu
tradutzioni dae su Sardu subcmarcos
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Cercate di moderare, baroni, la tirannia, chè se no, per la mia vita!, tornate a piedi a terra! Dichiarata è già la guerra contro la prepotenza, e comincia la pazienza nel popolo a venir meno.

Badate che si sta levando contro di voi l'incendio; badate che non è un gioco, che la cosa diventa realtà; badate che l'aria minaccia temporale; gente mal consigliata, ascoltate la mia voce.

Non ficcate più a fondo lo sprone al povero ronzino, se no a mezza strada s'inalbera imbizzarrito; guardate ch'è magro e sposato, e non ne può più; alla fine a fondo in su getterà il cavaliere.

Il popolo che in profondo letargo era sepolto, finalmente svegliatosi s’accorge ch’è in catena, che sta soffrendo la conseguenza della sua antica indolenza; feudo, legge nemica a buona filosofia.

Come fosse una vigna, una tanca, un campiello, i villaggi han regalato gratis o vendendoli a poco prezzo; come un gregge di pecore uomini e donne hanno venduto con i figli.

Per poche migliaia di lire, e certe volte per niente, schiave eternamente tante popolazioni, e migliaia di persone servono a un tiranno. Povero genere umano, povera razza sarda!

Dieci o dodici famiglie si son divisa la Sardegna, in una maniera indegna se ne son fatte padrone; diviso hanno i villaggi fin dalla cieca antichità: però l’età presente pensa di porvi rimedio.

Nasce il Sardo soggetto a mille comandamenti: tributi e tasse che versa al Signore in bestiame e grano in denaro e in natura,; e paga per il pascolo e paga per arare.

Molto prima dei feudi esistevano i villaggi, ed eran loro padroni di boschi e campi. Come mai a voi, Baroni, la roba d’altri è passata? Colui che ve l’ha data non ve la poteva dare.

Non è mai pensabile che volontariamente abbia quella povera gente ceduto un tale diritto: il titolo stesso, ergo, è illegittimo della infeudazione, e i villaggi ragione hanno di impugnarlo.

I tributi, da principio, li esigevate in misura limitata, ma poi sono andati ogni giorno aumentando, ma man che crescendo siete andati in fasto, a misura che nella spesa abbandonavate ogni economia.

Non vi serve allegare l’antichità del possesso; con minacce di carcere, con castighi e con pene, con ceppi e con catene, i poveri ignoranti diritti esorbitanti avete costretti a pagare.

Almeno si usassero per mantenere la giustizia, castigando la cattiveria dei cattivi del luogo: almeno sollievo i buoni avrebbero potuto avere, sarebbero potuti andare e tornare sicuri per la strada.

E' quello l'unico fine di ogni tassa e diritto, che sicuri e tranquilli, sotto la legge si viva: ma di questo fine ci priva il Barone per avarizia, solo nelle spese di giustizia fa economia.

Il primo che si presenta, si nomina ufficiale di giustizia, faccia bene o faccia male, basta che non chieda salario; procuratore o notaio, o cameriere o lacchè, sia bianco o sia nero, va bene per governare.

Basta che si dia da fare per far crescere la rendita, basta che faccia contenta la borsa del Signore; che aiuti il fattore a riscuotere in fretta, e se qualcuno è renitente che lo sappia pignorare.

A volte, come fosse podatario, governa il cappellano, i villaggi con una mano e con l'altra la dispensa: O Feudatario! Pensa che i vassalli non ce li hai solo per accrescere le tue ricchezze, solo per scorticarli.

Il patrimonio, la vita, per difenderli il villano, con le armi in pugno deve stare notte e giorno; dato che è così, perché tanti tributi? Se non si deve avere un frutto è pazzia pagarli.

Se il Barone non fa il suo dovere, vassallo, da parte tua, a nulla sei obbligato; i diritti che ti ha estorto in tanti anni passati, sono soldi rubati e te li deve restituire.

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